23 maggio 2010

LE ACQUE DEL TEVERE


Roma, 20.05.2010. Attraversando Ponte Sisto, uno dei tanti ponti di Roma, che ha già una storia, non indifferente! Ponte Sisto fu costruito da Papa Sisto IV negli anni 1473-1479 sulle fondamenta del ponte romano di Agrippa, chiamato anche "ponte Aurelio", o "ponte Antonino" o "ponte di Valentiniano" , in quanto rifatto da questi; nel medioevo fu conosciuto come "pons fractus" o "pons ruptus"… Serviva la Via Aurelia. Pensando a quanta acqua “è passata sotto questo ponte”, a quanta gente, a quanta storia ci è passata sopra, e vedendo ogni giorno il ripetersi di scene indimenticabili benché così ordinarie, non potevo che trarne una conclusione più “filosofica” che estetica; più vicina all’uomo non credente che all’uomo di fede, che trova crescenti riscontri nella cultura occidentale; dove il titanismo nietchiano finisce nel piacere effimero d’un qualsiasi godimento, scivolosamente in discesa anche se illusoriamente in scalata. Per questo ci si domanda se credere a un eterno ritorno o se aspirare a un cielo “eterno” e “non scendere mai più”.

Le acque del Tevere, da sempre, vanno…
Vanno le scorie inerti, e i tronchi morti,
unendosi, aggirandosi, lasciandosi…
Vanno ludicamente abbandonati
alla corrente i nobili gabbiani
e l’anatre selvatiche; si tuffano,
si sciacquano sbattendo l’ali in festa
o rimbalzando sù, a volo radente;

Gli uomini lungo gli argini e sui ponti,
chi rapido chi lento, anch’essi vanno;
e guardano e immortalano con foto
l’onda di quei momenti e dei ricordi
coscienti, forse gli unici, che tutto
confusamente scorre ad una foce
e perde la sua identità nel mare
d’un destino implacabilmente amaro.

Ma l’uomo avverte pure un cielo e un sole
che richiama quell’acqua fin lassù
e la trasforma in nuvole leggere;
anch’esse vanno libere, col vento
e di lassù, vedendo quanto è triste
fluire dentro gli argini d’un mondo
così imbrattato com’è il mondo umano
sognano di non scendere mai più.

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