28 febbraio 2010

la morte



La morte!
Non c’è teoria che la possa “esorcizzare”…
Resta la maledizione delle maledizioni
cui nessuno s’è mai “rassegnato”…
Solo la religione te la trasforma
da abisso in ponte…
da rottura in passaggio…

chi ascolta te?

Il mondo non ascolta chi ha ragione
ma chi gli dà ragione.

27 febbraio 2010

superiori, inferiori e diversi

Il ritenersi superiore ad un altro è già un essergli inferiore…
Sulla terra non ci sono superiori o inferiori ma “diversi”…

26 febbraio 2010

l'animo

Quando l’animo è triste
anche l’azzurro sembra grigio…
quando è felice
anche la pioggia sembra danzare.

24 febbraio 2010

LA LUNA NELLA FOSCHIA



Roma, 31 dicembre 2006. C’era foschia quella mattina fin sopra il Gianicolo, nella zona degli “antichi Orti di Agrippina”… con i ricordi storici che potevano suscitare; mi sono ricordato pure della foschia mattutina di qualche settimana prima nella campagna vicentina a luna piena… quando ho visto i ragazzini andare a scuola, a piedi, soli, eppure pieni di vita. Ne è nata una riflessione.

Da dietro un velo
di nebbia mattutina,
immota, sibillina
tu, luna, osservi
la terra con i suoi amoreggiamenti
e non li badi
gli affari occulti e i loro raccapricci
e ti nascondi
la gente e i suoi dolori
e li fai tuoi
i bimbi e i loro sogni
e li confidi
al primo sole
che pur tra conturbanti opacità
loro sorriderà.

23 febbraio 2010

TRAMONTO SUL LAGO


Roma, 18,12.2006. In un momento di quiete, prima di ritornare nel Veneto per il Natale, mentre faceva un freddo “cane”, mi son chiuso in stanza per scrivere in fretta un ricordo estemporaneo di quando percorsi con Piergiorgio e Maria Luisa Scarin e Maria Rosa Duchi la strada militare del Costone sinistro dei Monti che da Rovereto va al Santuario mariano del Monte Corona. Da dove si vedeva il Garda.


Le nubi al tramonto
sembravano volti
di amici scomparsi
intenti a cercarci
con sguardo d’amore;

sembravano sogni
rimasti sospesi
sull’acqua per anni
e ormai ubriachi
di sole e di vento;

sembravano l’“io”
che, spenti i suoi sogni,
ancora divaga
in mete grandiose
e in estri di fuoco

non senza vedere
lo sfondo oscurarsi
del suo orizzonte
per dirsi confuso
che presto è già notte…

burocrazia

C’è chi non è riuscito a pensare diversamente da altri
e non permette ad altri di pensare diversamente da sé.
Le “strutture” burocratiche eccellono in questo..

22 febbraio 2010

irripetibilità

Pensare che la mia esistenza si gioca
una volta soltanto e per sempre
mi provoca un senso incredibile… di “vertigine”.
La vertigine dell’irripetibilità.

20 febbraio 2010

L'ARATURA


Roma 25.11.2006. Guardando l’aratura per la semina del granoturco, in primavera, là nelle campagne del Vicentino e del Padovano. Sono le terre della “contemplazione infantile”; quelle che ti incollano il sapore d’ogni vita e la tristezza d’ogni morte… provocandoti proprio sull’assurdo così assurdo e così naturale della “mors tua vita mea”; violenta o meno che sia, anche di un filo d’erba.

Passa l’aratro sopra l’erba in fiore
e dal trattore
il contadino guarda
le zolle rigirarsi in lunghe trecce
assaporando
il tenero profumo della terra.

E intanto pensa al grano per la semina
alle sue spighe
in righe
interminabili,
ed al mulino a ruota, giù nel fiume
alla farina, al pane biscottato
alla sua mensa nella fattoria
ai figli attorno
ed alla sposa
che senza posa va
ma con il cuore là
con lui, nella campagna…

Romba il trattore
due ruote sopra l’erba ancora in fiore
e due nel solco,
e il contadino pensa alla sua paglia
come cuscino per le tante mucche,
al latte, al burro
ed al formaggio lavorati in casa;
alla cavalla
che pascola nel prato col puledro
libero come il vento,
e a quelle tre caprette
che all’alba, assieme ai galli
lo svegliano dall’ultimo piacere…

Ma mai ripensa all’erba falcidiata
e seppellita
da dove viene tutta quella vita.

insicurezza

L’uomo è l’insicurezza precostituita… Soltanto quando non ci pensa, diventa un po’ sicuro… sicuro dell’attimo che vive e nulla più.

19 febbraio 2010

NOTTE D’INVERNO


1996. Ripensando alla Piazza davanti al duomo di Piove di Sacco, tutta lastricata, che qualche volta si attraversava dopo gli incontri di programmazione per le attività giovanili. Con passare degli anni, non potevano quasi sovrapporsi ad essa le due piazzette di Carpané, l’una prospiciente all’attuale sede della Comunità Montana, con la torre dell’ex centrale elettrica sul fiume Brenta e l’altra attorno alla chiesa.


Arrivo nella piazza del paese
incappucciato, dentro il mio mantello,
immerso in un fardello di progetti.
Le case sono avvolte dalla nebbia,
il faro della torre evanescente,
le altre luci spente.
Non c’è nessuno.
E’ tardi.
E suonano le due.
Oltre la strada, verso il ponterotto,
un fiotto,
intermittente,
come di gente
che fruga un nascondiglio,
raggela
i miei pensieri.

Paura?
Di chi?

Poi, il battito
soffocato
del mio cuore
che s’affretta
nella notte
e i miei passi
di fantasma
sul selciato
vuoto
del sognare
umano.

18 febbraio 2010

appuntamento con la storia

Mancare ad un appuntamento con la propria storia, spesso vuol dire mancare ad un appuntamento con la storia! Semplicemente.

male erbe

La suscettibilità è la peggiore delle male “erbe”
nel giardino dell’orgoglio.

17 febbraio 2010

polvere

“Tu sei polvere e in polvere ritornerai!”
Non poteva essere pronunciata sentenza più drastica contro l’uomo.

13 febbraio 2010

IL PIOPPO CENTENARIO



Autunno, 1999. Durante una escursione lungo il Po, vicino alle foci, dove in una radura s’ergeva un vecchio pioppo, isolato.

Il pioppo centenario
nella foschia
del grande fiume
le braccia nude al cielo
oscilla lento
il capo
al vento
di tramontana.

E cadono smarrite
le ultime foglie.

12 febbraio 2010

FISCHI E PAROLE

Roma, 11.02.2.2010. Non potevo trovarmi che in una delle viuzze attorno al Parlamento ed essermi fermato al fischio di uno dei Netturbini … Li provocai con un saluto di condivisione, un po’ popolano, con una corrispondenza inattesa non solo dell’autista ma anche degli altri tre; sentendomi rispondere dall’autista ciò che gli altri confermavano tra un getto e l’altro dei sacchi. I tre non parlavano ma annuivano ampiamente …. Mentre li lasciavo, ripresero il fischio con qualche gesto più che significativo contro il Palazzo di Montecitorio…


Tre netturbini in tuta a strisce gialle,
ramazzano spediti le immondizie
per le stradine attorno al Parlamento.
Un fischio acuto e l’uno intende gli altri
con un linguaggio quasi da computer.

Quella robaccia rapida volteggia
nel compressore sopra l’autocarro,
che indifferente ingurgita e comprime
scatole e plastiche e indumenti vecchi,
rottami e avanzi in sacchi rossi e neri…

L’autista, mentre passo, mi bofonchia:
“Qui ci capiamo con un solo fischio
là dentro invece chiaccherano e gridano
senza capirsi mai e se ne vantano;
nientaltro che parlamentari sono…

Per chi sta là in cravatta e senza calli
e gira in auto blu con le sirene
noi siamo analfabeti necessari
e se qualcuno ancora ci saluta
lo fa perché ha bisogno d’un piacere…

Giudici in stile, con la legge in mano
là dentro s’interessano a distanza
dell’insaccato o di chi salta in aria
travolto dal mercato finanziario
non conta se operaio o se padrone!

Si muova e passi,... lei che è in bicicletta;
e se non ha capito che la corsa
tra i monumenti d’una Roma eterna
la vince non chi fischia ma chi sparla
riprenda pure a piedi la sua strada”.

CONTROMANO DAVANTI AL PARLAMENTO


Roma, 13.02.2010. Con la bicicletta. più volte ho infilato contromano le stradine attorno al Parlamento… per evitare le inquinatissime e trafficate vie principali. Le Guardie o la Polizia di solito chiudono un occhio. Ma una volta… non fu così. Fui fermato… Interrogatorio…Penalità…Blocchetto per il verbale in mano… con quel che segue, come conclusione.



Si fermi, lei con quella bicicletta…
S’accorge lei che viaggia contromano
e proprio qui davanti al Parlamento?
Multa… salata! E mostri un Documento !…

Si rende conto quale trasgressione?
È contromano in faccia al Parlamento
dove le strade corrono a senso unico…
Pazienza altrove ma davanti proprio!

Eh beh!… perché là dentro? Che ci fanno?
Là dentro van tre quarti contromano
e tutti esenti da contravvenzioni….
Multate prima quelli e poi la gente!

E lui, sornione: Se ne vada pure…
A piedi... come i cittadini onesti…
La verità la dica a quel Palazzo
se no, finiamo noi in contravvenzione!!!

11 febbraio 2010

Dio

L’enigma “Dio” affascina e terrorizza:
Chi è, dov’è, perché è così con l’uomo?
Perché dare come scontata la “presenza” di un Dio?
Che è mai l’intelligenza umana per dire una parola “certa” su un “eventuale” Dio?

10 febbraio 2010

09 febbraio 2010

07 febbraio 2010

SERA D’AUTUNNO A CARPANÉ

1978. Rivivendo una camminata verso una Croce in legno sopra Carpané sul sentiero della prima guerra mondiale, che porta alla casa di Dino Mocellin... Era Dino l’uomo che ogni giorno saliva e scendeva quel sentiero. Dall’alto si vede la valle del Brenta con Valstagna e Oliero oltre il Brenta, ma specialmente Carpané: la sua Cava di dolomia, la chiesa parrocchiale, e la chiesetta della Madonna dell’Onda, circondata da cipressi che ricordano i caduti della prima guerra mondiale.

Sopra la valle
il cielo s’incupisce
e i falchi hanno smesso di volare.
Il Brenta dalla gola dove scorre
barbuglia suoni
oscuri di tormenta.

 Quassù, vicino ad una croce antica,
osservo il vento
strappare foglie
di carpini e di tigli,
riturbinare polvere di cava
tra case rannicchiate
attorno a un campanile,
sfioccare dalle rocce
nubi tumide di malinconia
e gemere
tra gli aghi dei cipressi
allineati su terra
infranta dalla guerra.

E vedo un uomo,
sotto un peso nero,
svanire lento
lungo le spire
d’un sentiero.

E sento nelle vene
un fluire lene
di tempi,
di mondi,
di silenzi infiniti
- quasi un torpore
soave che s’eterna -
sento un girare vano di bufera
sul mio tramonto
e lo stupore arcano della sera!

06 febbraio 2010

SCROSCIANO INTERMINABILI




1985. Dalla finestra della mia stanza ascoltando una pioggia continua e gagliarda cadere nel giardino di casa.



Scrosciano interminabili
i ricordi
sul mio cuore

come sul pesco
del giardino
piogge d’autunno.

L’ALTA TENSIONE




10.06.02. In treno da Prato a Firenze, passando vicino alla stazione di smistamento dell’Altatensione, hanno ispirato questa composizione la passività e la bruttezza di fili che sembravano arrugginiti e obsoleti a confronto con l’esuberanza primaverile di giovani in un campo di calcio non lontano e degli uccelli in volo. Pilone rima con altatensione, scorza e arruginita rimano con forza e vita. Rime e abbinamenti concettuali che sottolineano l’incanto e il sorriso finale per le deduzioni esistenziali che ne scaturiscono. Per cui il titolo: Altatensione.

Pendono da un pilone all’altro i fili
d’alta tensione
monotoni ed oscuri contro un cielo
pieno di fantasie e di colori.


Ma dentro quella scorza
arrugginita
vi scorrono
luce, calore e forza...


E tu d’incanto
ripensi
con un sorriso
alla tua vita...

05 febbraio 2010

i sogni

Quanti sogni della vita rimangono irrealizzati!
Ma guai se si finisce di sognare.

04 febbraio 2010

grandi e piccoli

La vita dei grandi è spesso più piccola di come ce la dipingono,
la vita dei piccoli è spesso più grande di come ci appare…

03 febbraio 2010

TRAMONTO

Luglio 2004. Una domenica, il cielo nella bassa padovana si presentava diverso dal solito. Il sole stava tramontando tra i picchi delle Prealpi venete, e illuminava le nubi nere, quasi radenti, d’un temporale che avanzava da Oriente, creando un’atmosfera surreale e altrettante sensazioni in chi viaggiava in treno.

O Sole, il tuo tramonto
investe la pianura d’una luce
strana, radente il suolo,
che sbianca e rende pallidi, irreali
le stoppie, gli alberi, le case e il cielo
e le sue nubi dense
e la mia sera.


 Dalla campagna piatta
s’alzano all’orizzonte le Prealpi
come una lunga sega
i denti tesi contro il tuo splendore
e tu scompari in essi
quasi inghiottito da un destino oscuro;
e lasci nella notte
chi cerca il tuo calore.

02 febbraio 2010

violenza e chiarezza

Mai la violenza, sempre la chiarezza.
Purtroppo, a volte la violenza ottiene più della chiarezza;
e lo “status” imposto diventa paradigma di verità,
ideologia storica che guida i popoli!

01 febbraio 2010

sconfitte e vittorie

La terra per l’uomo è un campo di battaglia con molte sconfitte e qualche vittoria.
Ma l’uomo sogna quasi sempre l’esatto contrario.

30 gennaio 2010

OGNI UOMO È UNA GOCCIA



3 settembre 2000. Dalle finestre della Sede internazionale dell’Unione Apostolica del Clero, in via Alberico II (Roma), nel primo pomeriggio, si vedevano le ultime gocce di pioggia cadere e ristagnare in una pozzanghera al lato della strada.


Ogni uomo
in questa società
è una goccia di pioggia da lassù
in uno stagno d’acqua provvisorio:
non vedi che l’impatto ed un rimbalzo
l’espandersi d’alcuni cerchi d’onda
intersecati da cerchi d’altre gocce
e lo sparire
di tutte
in un’opaca identità comune...
ma al primo raggio essa diviene specchio
e nostalgia
d’un cielo
appena abbandonato...

il pendolo

Noi oscilliamo sempre tra la capacità di promettere e l’incapacità di mantenere.

28 gennaio 2010

il raffreddore

Pensando a quanto tu soffra i raffreddori
e vedendo il raffreddore potente che hai preso,
puoi immaginare quanto ti sono vicino
e quanto ti devo stare lontano!

27 gennaio 2010

la libertà

Dio è aurora e tramonto di ogni uomo ma lascia a ciascuno la libertà di costruirsi il resto del giorno.

26 gennaio 2010

Il bene e il male

Il bene è così poco messo in luce da sembrare che non esista… il male viene così spontaneamente alla luce, da sembrare che domini…Alla fine dei tempi, Dio dimostrerà il contrario…

23 gennaio 2010

LA CORNACCHIA



Passavo ieri sopra il Ponte Amedeo di Savoia a Roma ...... e una cornacchia.......


Due file di lampioni arrugginiti
stanno ai lati del ponte sopra il Tevere
ricurvi in alto con il faro appeso
quasi a fotografare ogni passante…

Una cornacchia stoica vi si posa
e guarda con un occhio e poi con l’altro
la furia d’automezzi e delle moto
sfrenarsi urlando al cambio dei semafori….

La osservo… se n’accorge e sembra dirmi
muovendo il capo come per dissenso:
Le nubi e l’acqua se ne vanno lente…
ma gli uomini…che frenesia! Per niente!”…






Untitled from gio on Vimeo.


TRAMONTO SUL LAGO

Roma, 18,12.2006. In un momento di quiete, prima di ritornare nel Veneto per il Natale, mentre faceva un freddo “cane”, mi son chiuso in stanza per scrivere in fretta un ricordo estemporaneo di quando percorsi con Piergiorgio e Maria Luisa Scarin e Maria Rosa Duchi la strada militare del Costone sinistro dei Monti che da Rovereto va al Santuario mariano del Monte Corona. Da dove si vedeva il Garda.



Le nubi al tramonto
sembravano volti
di amici scomparsi
intenti a cercarci
con sguardo d’amore;

sembravano sogni
rimasti sospesi
sull’acqua per anni
e ormai ubriachi
di sole e di vento;

sembravano l’“io”
che, spenti i suoi sogni,
ancora divaga
in mete grandiose
e in estri di fuoco

non senza vedere
lo sfondo oscurarsi
del suo orizzonte
per dirsi confuso
che presto è già notte…

22 gennaio 2010

l'io

L’io, l’io, l’io che supera se stesso e supera gli altri ecco lo spirito di potenza. A seguirlo davvero o sei pazzo o ci diventi… Senz’altro fai “impazzire” gli altri di sofferenze indicibili.

21 gennaio 2010

19 gennaio 2010

18 gennaio 2010

l'età dei perchè

C’è un’età in cui i figli pongono continuamente domande; è l’età dei “perché”!
Essa ritorna ad ondate lungo tutta la vita e si acuisce nei momenti di prova.

10 gennaio 2010

SETTANTA PRIMAVERE GIÀ SUONATE

 Grisignano di Zocco, 30.12.2009. Festa dei coscritti 1938. È naturale che gli amici (e più ancora le amiche), dato che ormai conoscono “il vizio di mettere qualche idea in versi” mi chiedano alcune rime… sulla nostra età. Settant’anni compiuti… Nonni per forza…
Unanimemente gli amici vorrebbero rime “esaltative” della loro prestanza e bellezza … anche se “tenute su con più di qualche amenicolo artificiale”…. Pur di “far bella figura” non si ha paura di spendere… anche se, dopo tutto, si “spompa” notevolmente la pensione… Questi pochi versi, dal tono un tantino bonario, …portano in un’altra “direzione”…

Settanta primavere già suonate
senza accettare come in tempi andati
capelli bianchi, testa calva e rughe
scoliosi e reumatismi stagionali
e passi incerti e vuoti di memoria
ma coltivando voglie d’apparire
d’essere arzilli come un quarantenne
e colti e aperti al mondo ed influenti
studiando per un titolo accademico
desiderato tanto in gioventù…

Settanta primavere per la donna
ad ogni costo giovane e carina
con vibratori e cibi degrassanti
ginnastiche segrete ed in palestra
footing all’alba con tute supersoniche
rabbie allo specchio se la ciccia resta
colore alle unghie, agli occhi ed ai capelli
cosmetici e pomate e messe in piega
formosità in altorilievo e sguardi
più che indiscreti dei più maliziosi…

Settanta primavere già suonate:
che se la donna tanto cura il corpo
oggi non è da meno suo marito…
Vi aggiunge in più la voglia degli amici
le partitone a carte in osteria
le grandi discussioni e un buon bicchiere
la corsa in bicicletta, il sole al mare…
Puoi immaginare se ambedue non tremano
quando i bei sogni sbavano e non resta
che il senso d’un passato senza storia…

No, no per carità non ne parlare
affiora già dall’alba come un pungolo
la nuda crudeltà d’un cimitero …
ci fa paura anche un mal di reni
un nodulo alle ascelle, al ventre, ai seni;
per carità pensiamo ai nipotini
atletici, geniali, birichini
turgidi boccioli di tenerezza
che gridano la festa della vita
e annebbiano le angosce d’un domani…

Saggio viandante più che settantenne
la corsa è breve anche per chi la inizia!
Tu già intravedi giorni oscuri e muti
in cui la tua prestanza si discioglie
e i primi amici come piume al vento
arrivano al traguardo tanto inviso …
Che senso ha mai un fiore sulla tomba
se non riscopri l’unica speranza
che ridisegni tutto il tuo cammino
per una primavera che non muore ?


CARO GESÙ BAMBINO



Roma, Epifania 2010. Davvero il fastidio cresce con l’andare degli anni… visto che la commercializzazione di tutto, compreso Dio e le sue feste, galoppa senza ritegno. La gente mischia sacro e profano con un perbenismo raro che dopo tutto indica ignoranza della storia oltre che vuoto di esperienza religiosa. Ma tanto vale “fare osservazioni” quando la permalosità – malattia dei colti ma non solo - seppellisce anche il buon senso e la verità.

Caro Gesù Bambino
che metamorfosi t’ha fatto fare
quest’Occidente?
Il consumismo t’ha cambiato il volto
e gli anni e pure il nome:
babbo Natale sei con barba bianca
e incappucciato… per la neve e il freddo.

Non basta; t’ha cambiato il volto, il nome
e gli anni e pure il sesso:
nonna Befana sei, infazzolettata
in volo con la scopa in ogni casa;
E l’uno e l’altra … solo per portare
regali chiesti con i messaggini
dai furbi nipotini!

Caro Gesù, ti vanno adulterando
pensando ad altro; e in più, senza pietà...
Spazzali via come pula al vento
la strega e il vecchio e quanti li promuovono
come postini
d’una accondiscendente,
distorta simpatia verso i bambini!

09 gennaio 2010

E’ UN NERO ANDARIVIENI DI FORMICHE


Roma, 21. 11. 2007. Ho ricordato uno sciame di formiche…visto durante l’estate, in una strada di Montegalda. Ne ho rivissuto l’esperienza fatta, tirando conclusioni che tanti avrebbero potuto pensare… anche senza esprimerle.



È un nero andarivieni di formiche
che incrocio sulla strada di campagna
sferzate
dal sole e incolonnate
in una lunga scia
dai luoghi del bottino fino al nido

ed è un parlarsi svelto, orientatore,
col cibo alle mandibole
un erpicarsi sulle asperità del suolo
senza mollare;
un arrivare turgido di gioia
entrando in tana.

Ma è anche un roteare di guerriere
quasi demente
quando curiosamente
con un bastone invado il loro impero,
il covo delle uova e il trono occulto
della regina.

Con esse sbuca sù l’intero sciame
che si sparpaglia
come a tenaglia
brandendo ogni formica la sua larva
contro il profanatore
di tanta intimità.

In quel momento
sento d’avere infranto
la loro pace intensa e laboriosa
e per un niente!
E penso ai folli dell’umanità
che gustano la guerra e il suo spettacolo
e scovano e tormentano e sbrandellano
anche gli inermi
peggio che se formiche…

TENTAZIONE


Roma, 17.05.2007. In piena estate, sotto un vento minaccioso osservavo le foglie più deboli ma ancora verdi, strappate via dai platani e finire nell’acqua o sulla strada. Vedevo le auto passarci sopra e schiacciarle o soffiarle ai margini della strada tra il fango. Ovvio l’accostamento espresso sopra.

Quando la tentazione è più violenta
la tua coscienza si intontisce e trema
come la foglia al vento
d’un uragano;
strappata via con forza
dai suoi valori che la alimentavano
senza più un senso, va
dove, non sa

e soffre la vertigine del volo
ed il tumulto di quel suo cadere
nei bassifondi umani
per lì marcire…

BRUCIAVANO I RIFIUTI




Grisignano di Zocco, 10 settembre 2007 (in occasione della Fiera del Socco).
I Comuni del Nord Italia sono molto esigenti nella separazione, raccolta, eliminazione dei rifiuti. Se fosse così dovunque! E i rifiuti si eliminassero in casa propria. Di fronte alla trasgressività di tanti su questo e su altri campi molto più importanti e alla permissività assassina delle leggi italiane su valori come la vita, vedendo una famiglia intenta a far festa all’aperto attorno al fuoco, bruciando di tutto… ho “scarabocchiato” questi versi più intento all’idea da esprimere che alla forma…


Bruciavano i rifiuti umidi o secchi
nel caminetto all’angolo di casa
tra scoppietî e nugoli di fumo
sapori di grigliata e di buon vino…

E chi bruciava e chi veniva cotto
irridendo al divieto del Comune;
e ai cento ecologisti senza gusto
che annegano la storia nell’angoscia

sembravano ripetere ch’è stolto
chi sdegna che un “rifiuto” sia bruciato
e proibisce ciò che non inquina
ma ammazza i feti come una bovina.

SENSAZIONI D'UN GIORNO



Roma, sul Gianicolo. 2006.03.21. Guardando il tappeto di margherite in fiore sul prato verde che copre il tetto del Centro internazionale di Animazione Missionaria sul Gianicolo, in fronte alla stupenda cupola di S. Pietro e ai palazzi vaticani, si possono provare tanti sentimenti sia al mattino che dopo il tramonto. Ne ho espresso due.

Si posa la malinconia d’un giorno
appena nato
sopra un tappeto morbido
di margherite
timidamente uscite
dal guscio della notte
al sole e al vento della primavera

e nella sera
la fantasia
d’un giorno già passato
si stempera nel buio dell’azzurro
e si riaccende
in un tappeto vivido di stelle
enigma e incanto dell’infinità
del cuore
che avverte anche nel fiore
un suo perché
e una sua festa.

AL FRATELLO ANTONIO dieci anni dopo...


Padova. 2006.02.18. A dieci anni dalla morte, rivivendo momenti forti di famiglia, tuo fratello, don Giuseppe.
Antonio, nono fratello Magrin su quindici, consacrato come altri sette figli, muore di tumore osseo il 12 maggio 1996, a 51 anni. Faceva l’infermiere all’Ospedale di Vicenza, definendosi “tecnico delle pulizie”. Non aveva titoli di studio ma una polivalenza di attitudini pratiche e molta contemplatività. La sua passione per gli impianti elettrici e idraulici, la sua sensibilità per il “grandioso” e l“ascensionale” (cielo, montagne, acqua, luce, volo) lo affinarono nel cogliere anche la “grandiosità” del Trascendente; perfino la grandiosità del dolore, come “forza e dinamica redentiva”, come “centrale elettrica dello spirito”.



Fratello nostro Antonio
sono dieci anni ormai e non ci sembra
da quando ti guardammo lacrimando
immobile
in quella bara stretta,
gli occhi chiusi per sempre
il tuo sorriso spento
ed il ginocchio a stento
piegato quasi ti dolesse ancora.

Per noi tu resti sempre l’altro Antonio
che dilatava
le grandi braccia e il cuore
contemplando le aurore
ed i tramonti
sulle pianure venete
mirando le sue stelle così vive
così struggenti nelle notti estive;
l’Antonio puro che s’affascinava
per le bufere, i lampi e i tuoni e il vento
radente a pettine
sugli alberi e sui prati,
per le montagne e i loro picchi altissimi
per i ghiacciai e i boschi e gli strapiombi
e i rombi
delle cascate
e il loro schiumeggiare
turgido, onnipossente più del mare.

Più non risuona il passo tuo marziale
lungo i sentieri delle Dolomiti
fino ai bastioni della prima guerra;
né la tua voce quando ci narravi
le dighe e le centrali
con i piloni a croce e i fili ad arco
sopra le colline
in fuga quasi verso la pianura
ed i canali per l’irrigazione
le pompe ed i motori
e il loro canto
e i tuoi lavori
dove spendevi le ore tue più belle
e ad ogni tua conquista rigioivi
con l’irrompente ingenuità d’un bimbo.

Ancora ci ritorna
lo sguardo tuo incantato
nell’inseguire il volo
degli aviogetti con le loro scie
quasi fili di lana nell’azzurro
bianchi, incrociati
con quei significati che tu davi
fragili e grandiosi.
Tu reintrecciavi in essi i tuoi ricordi
ed i tuoi sogni
il viaggio in Africa,
per ridonare luce ed acqua limpida
anche laggiù
ed il pellegrinaggio in Palestina,
terra di morte e di resurrezione
e d’ascensioni verso quell’Eterno
Crocifisso che tutto trasfigura,
anche il dolore.

Ed Egli, il Crocifisso per amore,
negli anni più maturi
ti volle suo per sempre e totalmente
fino al calvario d’una malattia
senza speranze.
Tremavano i tuoi occhi di stupore
al suo e al tuo patire
ma t’affidavi a Lui,
a Lui, Parola viva che non muta
e nel tuo andare pieno di travagli
stringevi due stampelle ed un sorriso
che aveva un non so che di paradiso.
Nella fugacità dei giorni, tutto
cambiava volto ed una nostalgia
diversa t’assaliva;
gradivi visitare il camposanto
dove papà già stava,
e i suoi silenzi
e là ascoltavi a lungo, rileggendo
i nomi degli “amici di domani”.

Tu ripetevi: “Mamma,
non domandarmi perché io stia partendo;
ritornerò, ritornerò volando
attorno a questa casa
come gli uccelli, come gli aviogetti
per rinarrarti quanto è vero il sogno
che feci di papà
quando le notti dopo la sua morte
immerso nell’azzurro mi diceva:
Leggi quel salmo, leggi:
Tutto è una meraviglia agli occhi nostri”!
Antonio, piccolo, virente fiore,
- così è il tuo nome -
che amavi riscrutare i cieli e i monti
con l’inseparabile cannocchiale
cercare l’acqua con le verghe a forcipe
e prevedere il tempo e le stagioni,
ora che stai lassù
e vedi l’universo e le sue ere
in un tutt’uno
con la Sorgente che non ha mai fine,
noi ti sentiamo
in volo
fino alle nostre case
leggero quanto il soffio dello Spirito
e là indugiare
per farci emergere quell’io profondo
che tanto inquieta e sfugge
ed impregnare l’attimo presente
della divina sua lungimiranza.

TSUNAMI


2006.02.17. Ho voluto ricordare il tsunami, non tanto descrivendone il fenomeno nella sua eccezionalità, ma immedesimandomi in uno dei “turisti del sesso” uccisi dall’ondata, che hanno investito le vacanze natalizie ben diversamente che nella intimità di Cristo bambino. E si trova improvvisamente nell’aldilà! E guarda ciò che resta delle sue attese... umane.... della sua corporeità stessa.

Su questa spiaggia della terra Thaj
intima, tropicale,
quasi irreale
tutta sogno e barbagli
d’attese, di silenzi
e di complicità,

all’improvviso
in faccia a me
non c’è
che un’onda immensa, altissima
rifranta
che schianta
non c’è che l’urlo della selva e il mare
che mi risucchia giù come fuscello.

Istanti eterni, lucidi
tra brividi impotenti …
e più non sono!

Da altrove,
l’altrove irreversibile cui giungo,
rivedo il corpo mio inerte, nudo,
fluttuare con cent’altri e sanguinare
tra sfasci d’ogni cosa…
e sette squali in corsa per la festa.